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La scuola incontra il carcere

h2>Gesù ha voluto condividere ogni situazione umana, anche quella di carcerato.

bruno acquasVenerdì 24 febbraio, i ragazzi delle scuole medie hanno incontrato Bruno Acquas, il compaesano detenuto nelle carceri di Buoncammino, per assistere a una a una lezione particolare: ascoltare il racconto della sua esperienza di carcerato che ha ritrovato “la libertà” attraverso la scrittura. Lui è arrivato accompagnato dall’amico scrittore Francesco Abate e dalla dott.ssa Laura Cabras, presidente dell’associazione culturale “Colle verde” che ha organizzato e pubblicato i lavori del laboratorio di scrittura creativa al quale Bruno ha partecipato.

Ospiti dell’incontro anche Don Mattana e il prof. Francesco Palimodde.

Il dirigente scolastico ha aperto l’incontro salutando i relatori e il numeroso pubblico ed esprimendo vivo compiacimento per la presenza del suo vecchio alunno al quale ha rivolto ancora, come faceva in passato, parole di incoraggiamento ad affrontare la nuova realtà.

Don Mattana, che non manca mai di ricordare nella preghiera i fratelli carcerati, ha sottolineato 1′ importanza per la scuola e la comunita di aprirsi a una realtà di dolore e di sofferenza.

leggendo alcune note di Bruno – ha detto- ho colto il rammarico di non aver capito a suo tempo, l’importanza dello studio che apre la mente, che consente di coltivare sogni, pensieri, sentimenti e di riconquistare la vera libertà, la libertà interiore. Poi facendo proprie le parole che Giovanni Paolo II aveva espresso in occasione della sua visita in carcere, ha affermato: Vengo fra voi per condividere le vostre preoccupazioni e per portare il messaggio del Vangelo che è liberazione interiore; vengo nel nome di Cristo che ha detto “ero carcerato e mi avete visitato”. Gesù non metteva in risalto né la colpa né la condanna ma la reale possibilità di rinascere a vita nuova nel perdono e nell’amore”.

Parole che devono farci riflettere e indurci a liberarci dei pregiudizi di cui siamo troppo spesso prigionieri. Non è facile a volte resistere alla tentazione di esprimere giudizi ed emettere sentenze ma, come ha ricordato l’assessore Martino Salis, la realtà processuale non sempre coincide con la verità. “Esprimo il mio compiacimento – ha detto – per il fatto che la scuola, luogo di educazione abbia promosso questo incontro con il carcere che è luogo di rieducazione.” Francesco Abate è uno scrittore che ha contribuito concretamente alla rieducazione in carcere, conducendo il laboratorio di scrittura insieme al poeta Paolo Demuro. Nella vita – ha detto – si incontrano a volte maestri che ci insegnano molto. Io a Oliena ne ho incontrato due, uno è Mathias che ha dato a tutti noi adulti una grande lezione di vita; l’altro maestro è Bruno che attraverso la scrittura ha ritrovato la sua libertà. Bruno Acquas, visibilmente emozionato, ha ringraziato tutti per le parole di stima ricevute e la scuola in particolare per avergli dato l’opportunità di raccontare la sua esperienza.

Ho passato qui sei anni di vita – ha esordito – chiedo scusa adesso ai miei professori che credevano in me e che io ho deluso, così come chiedo scusa a mia madre per non aver mai voluto Ascoltare i suoi consigli. Ora ne ho capito l’importanza, continuerò a studiare e chissà forse un giorno riuscirò a conseguire la laurea. Con l’impegno e la buona volontà chiunque può arrivare dove vuole. Bisogna porsi degli obiettivi e applicarsi al massimo per ottenerli, bisogna credere nei sogni e non perdere mai la speranza. Non dimenticate mai i detenuti – ha chiesto infine – il carcere è realtà triste e dolorosa.

Alla lettura di alcune poesie di Bruno da parte di un gruppo di alunni ha fatto seguito un ottimo intervento di critica letteraria del prof. Francesco Palimodde che ha messo in evidenza i temi centrali della poesia di Bruno, l’asprezza del dolore, l’angoscia del vivere, un certo fatalismo ma anche la speranza, che egli affida alla scrittura e che rappresenta per lui l’aggancio verso l’esterno. Finita la manifestazione ognuno torna alla vita di sempre, Bruno torna in carcere ma il suo spirito vola libero come le sue poesie; i ragazzi, tornati in classe, sono ansiosi di parlare, di fare domande, di esprimere ognuno il proprio pensiero. Hanno partecipato a una lezione diversa. La testimonianza di Bruno ha regalato insegnamenti importanti. In un’epoca in cui molti ragazzi sono attratti dal “dèmone della facilità” che li induce a sognare fama e successo senza sforzo, l’esempio di Bruno insegna che nella vita ogni conquista richiede impegno, fatica e sacrificio e anche se non si diventa ricchi e famosi ci si può realizzare lo stesso e ottenere soddisfazioni. E’ importante coltivare il sogno di migliorarsi e di migliorare il mondo in cui si vive, impegnandosi a dare sempre il meglio di sé nello studio così come nel lavoro, nella serenità così come nella sofferenza.

Prof.Pasquina Congiu

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